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News · 15 March 2026

Codewall Ai Agent Mckinsey Lilli

Un agente AI autonomo ha violato la piattaforma interna di McKinsey in 2 ore

Il fatto

Il 28 febbraio 2026, una startup di sicurezza chiamata CodeWall ha rilasciato un report che ha immediatamente fatto il giro del settore: il proprio agente AI autonomo aveva violato Lilli — la piattaforma interna di intelligenza artificiale di McKinsey & Company — in meno di due ore, ottenendo accesso a decine di milioni di messaggi e centinaia di migliaia di file, sfruttando un difetto del database “basilare e presente da anni”.


Cos’è Lilli

McKinsey ha sviluppato Lilli come piattaforma AI interna per i propri consulenti, permettendo loro di interrogare anni di ricerche, report clienti, best practice e knowledge base interne usando linguaggio naturale. È uno degli strumenti AI enterprise più avanzati nel settore della consulenza.

Lilli rappresenta anni di investimento in proprietà intellettuale — metodologie proprietarie, report non pubblicati, analisi clienti, frameworks strategici. È esattamente il tipo di asset che una società di consulenza come McKinsey considera il proprio vantaggio competitivo.


Come ha funzionato l’attacco

CodeWall ha condotto quello che viene chiamato un penetration test autonomo — invece di un ricercatore umano che cerca manualmente le vulnerabilità, un agente AI è stato istruito a trovare e sfruttare falle nell’applicazione.

Il difetto sfruttato era un problema di database “basilare e presente da anni” — secondo il report di CodeWall. La natura esatta non è stata divulgata completamente per responsabilità disclosure, ma la descrizione suggerisce qualcosa nello spettro tra una SQL injection e un’errata configurazione dei permessi di accesso al database.

graph TD
    A["Agente AI CodeWall\nistruito a testare Lilli"] --> B["Reconnaissance automatica\ndell'applicazione web Lilli\nanalisi delle API"]
    B --> C["Identificazione\nvulnerabilità database\n'basilare e da anni presente'"]
    C --> D["Sfruttamento automatico\nnessun intervento umano"]
    D --> E["Accesso a:\n- Decine di milioni di messaggi\n- Centinaia di migliaia di file\n- Dati clienti e ricerche interne"]
    E --> F["Tutto in meno di 2 ore"]

Le implicazioni: AI che attacca AI

Quello che rende questo caso significativo non è solo il breach in sé — è il fatto che un agente AI ha violato un sistema AI in modo completamente autonomo.

Questo segnala due tendenze convergenti:

Lato attacco: gli agenti AI sono già sufficientemente capaci da condurre penetration test completi con minima supervisione umana. Il costo di un attacco simulato — e presto reale — si abbassa drasticamente. Un attore malevolo con accesso a agenti AI simili può condurre reconnaissance e exploitation a velocità e scala impossibili per team umani.

Lato difesa: le applicazioni AI enterprise come Lilli aggregano quantità enormi di dati sensibili in un unico punto d’accesso. Un difetto in quell’applicazione non espone solo l’applicazione stessa — espone l’intera knowledge base che ci sta sotto.


McKinsey: “incidente contenuto”

McKinsey ha dichiarato che l’accesso di CodeWall era parte di un programma di bug bounty o di un engagement autorizzato — una narrativa che CodeWall non ha esplicitamente confermato. L’azienda ha dichiarato che l’incidente era “contenuto” e che i dati esposti non includevano informazioni confidenziali sui clienti.

Molti ricercatori di sicurezza hanno espresso scetticismo su questa narrativa, dato che il report di CodeWall descriveva accesso a “decine di milioni di messaggi e centinaia di migliaia di file” — una descrizione che va ben oltre quello che tipicamente si autorizza in un test di sicurezza standard.


Il problema strutturale: le piattaforme AI enterprise come honeypot

Lilli non è un’eccezione — è il modello. Tutte le grandi organizzazioni stanno costruendo piattaforme AI interne simili: Microsoft Copilot per Enterprise, Google Gemini for Workspace, Salesforce Einstein, e decine di soluzioni custom. Tutte aggregano dati sensibili per renderli interrogabili da un’interfaccia unificata.

Questa aggregazione è anche il rischio principale: invece di dover compromettere decine di sistemi separati per raccogliere dati da varie fonti, un attaccante può compromettere un singolo sistema e avere accesso a tutto.


Conclusione

L’attacco a Lilli è un test pilota del futuro degli attacchi informatici: agenti AI autonomi che cercano e sfruttano vulnerabilità a velocità e scala non umane. Per le organizzazioni che stanno costruendo piattaforme AI enterprise, la lezione è chiara: la sicurezza di queste piattaforme non può essere trattata come un problema di secondo livello. Sono i nuovi database — e vanno protette come tali.