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Blue Team · 20 November 2025

2,2 milioni di alert: le credenziali italiane sul dark web nel 2025

Mentre le aziende si preoccupano degli attacchi diretti alle loro reti, c’è un mercato parallelo che prospera silenziosamente: il commercio di credenziali rubate nel dark web. Nel 2025, i dati degli italiani sono merce molto richiesta.

I dati CRIF

L’Osservatorio Cyber di CRIF ha registrato nel 2025:

  • 2,2 milioni di alert su esposizione di dati italiani (+5,8% rispetto al 2024)
  • +22% nella gravità media degli alert — non solo più quantità, ma qualità più alta
  • Crescita di dataset che associano email a password, username e riferimenti precisi agli account

Il dato sulla gravità è quello che preoccupa di più: un leak di sole email è fastidioso. Un leak che associa email, password, username, data di nascita e numero di telefono è uno strumento di identità digitale completa, pronto per il credential stuffing.

Come i dati finiscono nel dark web

Data breach di servizi — quando un servizio online viene compromesso, il database finisce in vendita. Molte credenziali in circolazione oggi vengono da breach di anni fa: chi non ha cambiato password dopo un leak del 2020 è ancora vulnerabile.

Infostealer malware — malware come RedLine, Raccoon e Lumma estraggono silenziosamente credenziali salvate nel browser, token di sessione e cookie. Il dispositivo sembra funzionare normalmente mentre le credenziali vengono vendute nel giro di ore.

Credential stuffing lists — combinazioni email/password testate automaticamente contro centinaia di servizi. Se usi la stessa password su più siti, basta che uno venga compromesso per esporre tutti gli altri.

Come controllare: HaveIBeenPwned permette di verificare gratuitamente se la tua email è comparsa in breach noti.

Dal leak all’account compromesso

Con una lista di credenziali, un attaccante esegue credential stuffing: testa automaticamente ogni coppia su decine di servizi popolari. La velocità è limitata solo dai rate limit dei servizi bersaglio.

Difesa pratica

  1. Password uniche per ogni servizio — un password manager risolve il problema alla radice
  2. MFA ovunque disponibile — anche con le credenziali corrette, l’attaccante non entra senza il secondo fattore
  3. Monitoraggio breach — HaveIBeenPwned, Firefox Monitor, o servizi aziendali dedicati
  4. Attenzione agli infostealer — non scaricare software da fonti non attendibili, zero crack/keygen
  5. Cambio password post-breach — quando un servizio notifica un breach, cambia la password lì e su tutti i servizi dove usavi la stessa