Edward Snowden e la sorveglianza di massa: quando l’NSA spiava tutti
Introduzione
Il 5 giugno 2013, il Guardian pubblicò un articolo che sembrava quasi impossibile: un ordine segreto del tribunale FISA che obbligava Verizon a consegnare all’NSA i metadati di tutte le telefonate effettuate dai propri clienti americani — decine di milioni di chiamate al giorno, ogni giorno, continuativamente.
Non era una sorveglianza mirata su sospettati. Era una raccolta di massa indiscriminata sull’intera popolazione americana.
Nei giorni e settimane successivi, il Guardian e il Washington Post pubblicarono rivelazione dopo rivelazione, ciascuna più sconcertante della precedente. Insieme, dipingevano un quadro di sorveglianza globale di massa che superava di gran lunga quello che anche i critici più accaniti della sicurezza nazionale americana avevano immaginato.
La fonte era un ex contractor dell’NSA di 29 anni, nascosto in un hotel a Hong Kong: Edward Joseph Snowden.
Chi era Snowden prima del 2013
Edward Snowden non era un hacker nel senso tradizionale. Non aveva un background da underground digitale, non aveva condanne penali, non veniva dalla scena dei CTF o delle demo party. Era un tecnico informatico brillante e — fino al 2013 — un servitore fedele dell’apparato di intelligence americano.
Cresciuto nel Maryland, vicino alle strutture dell’NSA a Fort Meade, Snowden si arruolò nell’esercito dopo l’11 settembre 2001, dichiarando di voler combattere in Iraq. Si fratturò entrambe le gambe durante l’addestramento e fu congedato. Trovò invece il suo percorso nella sicurezza informatica.
Lavorò per la CIA come tecnico IT, poi come contractor per l’NSA attraverso diverse aziende — Dell, poi Booz Allen Hamilton, uno dei più grandi contractor di intelligence del governo americano. Il suo livello di accesso era eccezionale: aveva privilegi di amministratore di sistema su infrastrutture critiche dell’NSA e accesso a documentazione classificata a cui pochi avevano diritto.
Quello che leggeva lo cambiò.
In un’intervista successiva, Snowden descrisse il momento preciso in cui decise che quello che stava vedendo richiedeva un’azione. Nel 2013, stava guardando la testimonianza al Congresso del direttore dell’intelligence nazionale James Clapper, che rispondendo a una domanda diretta del senatore Ron Wyden — “raccoglie l’NSA qualsiasi tipo di dati su milioni di americani?” — rispose: “No, signore. Non intenzionalmente.”
Snowden sapeva che era una bugia. Sapeva esattamente cosa raccoglieva l’NSA su milioni di americani, perché aveva accesso ai programmi che lo facevano. E sapeva che Clapper stava mentendo al Congresso sotto giuramento.
La decisione di agire: perché non i canali interni
Una delle critiche più frequenti a Snowden — espressa da Obama, da Hillary Clinton, da molti commentatori — è che avrebbe dovuto usare i canali interni per segnalare gli abusi invece di portare i documenti alla stampa.
Snowden risponde a questa critica in modo molto diretto: i canali interni non funzionavano. Non era teoria — era fatto documentato.
Thomas Drake era un ex dirigente dell’NSA che aveva tentato esattamente la strada dei canali interni. Aveva segnalato sprechi e violazioni della privacy all’Ispettore Generale dell’NSA, al Congresso, al Dipartimento della Difesa. Il risultato: fu accusato sotto l’Espionage Act nel 2010. Le accuse furono infine ridotte a una contravvenzione minore, ma la sua carriera era distrutta e aveva subito anni di processi costosi.
William Binney era un matematico e crittografo dell’NSA che aveva lasciato l’agenzia nel 2001 dopo aver segnalato quello che considerava una sorveglianza illegale. Fu oggetto di un’indagine per spionaggio. La sua casa fu perquisita con armi spianate. Non fu mai accusato, ma l’esperienza fu devastante.
Snowden conosceva questi precedenti. La conclusione che ne traeva era che chi segnalava gli abusi dall’interno veniva perseguito, non le pratiche abusive che segnalava.
L’operazione: come esfiltró i documenti
La preparazione di Snowden fu meticolosa e si svolse nell’arco di mesi nel 2012-2013. Utilizzò la propria posizione come amministratore di sistema per accedere e copiare documentazione classificata che normalmente non rientrava nelle proprie mansioni.
Il metodo di esfiltrazione era semplice nella pratica: Snowden copiò i documenti su dispositivi di storage portatili che portò fuori dalla struttura dell’NSA ad Hawaii dove lavorava. La sicurezza fisica delle strutture NSA era progettata per impedire che informazioni entrassero — meno per impedire che uscissero nei dispositivi di un dipendente di fiducia con alto livello di accesso.
Il contatto con i giornalisti
Snowden passò mesi a cercare come contattare giornalisti in modo sicuro. Identificò due persone come destinatari ideali:
Glenn Greenwald — avvocato e giornalista di opinione che scriveva su temi di libertà civili e sorveglianza per il Guardian. Il problema: Greenwald non sapeva usare PGP per le comunicazioni cifrate. Snowden gli mandò istruzioni su come configurarlo. Greenwald rimandò per settimane. Snowden quasi rinunciò a lui come canale.
Laura Poitras — documentarista americana che stava realizzando un film sulla sorveglianza post-11 settembre. Era già nel mirino del governo americano: ogni volta che rientrava negli USA veniva fermata ai controlli di frontiera, i suoi dispositivi venivano sequestrati e copiati. Usava già strumenti di sicurezza operativa avanzati.
Snowden li contattò entrambi attraverso email cifrate usando uno pseudonimo, “Citizenfour” — che sarebbe poi diventato il titolo del documentario di Poitras che vinse l’Oscar nel 2015.
L’incontro a Hong Kong
A giugno 2013, Snowden chiese un congedo medico dal lavoro all’NSA e prese un volo per Hong Kong, portando con sé quattro laptop con i documenti. Scelse Hong Kong per ragioni pratiche: aveva un sistema legale sufficientemente indipendente da garantire del tempo prima di qualsiasi tentativo di estradizione americana, e aveva connessioni di volo verso paesi con cui gli USA non avevano trattati di estradizione.
L’incontro con Greenwald e Poitras in un hotel di Hong Kong — il Mira Hotel — è documentato nel film di Poitras. Snowden era nervoso, attento ai dettagli di sicurezza, ma stranamente calmo per qualcuno che sapeva di aver appena distrutto la propria vita come la conosceva.
Il 5 giugno 2013, il primo articolo fu pubblicato.
I programmi rivelati: l’architettura della sorveglianza di massa
Le rivelazioni di Snowden non furono un singolo documento ma un flusso continuo di informazioni pubblicate nell’arco di settimane e mesi. Insieme, disegnavano un’architettura di sorveglianza globale di scala senza precedenti.
PRISM: accesso diretto ai server delle big tech
PRISM era il programma che catturò più attenzione pubblica. Permetteva all’NSA di raccogliere contenuti direttamente dai server di nove delle più grandi aziende tecnologiche americane:
- Microsoft (e quindi Hotmail/Outlook)
- Google (Gmail, Google Drive, YouTube, Google Maps)
- Yahoo
- PalTalk
- AOL
- Skype
- YouTube (già in lista separata da Google)
- Apple
Il tipo di dati accessibili includeva email, messaggi istantanei, video, foto, dati di VoIP, trasferimenti di file, dettagli dei profili.
Le aziende reagirono con dichiarazioni che erano letteralmente vere ma deliberatamente fuorvianti. “Non forniamo accesso diretto ai nostri server” — vero, nel senso che non c’era un terminale NSA fisicamente nei loro datacenter. Ma i dati venivano consegnati attraverso server dedicati che le aziende installavano per questa funzione.
Nelle settimane successive alle rivelazioni, le aziende tech investirono massicciamente in cifratura end-to-end e in comunicazioni HTTPS tra i propri datacenter — cambiamenti che avrebbero ridotto significativamente la capacità dell’NSA di raccogliere dati anche con accesso legale.
Raccolta massiva dei metadati telefonici: la Sezione 215
Il programma che aveva già generato il primo articolo del Guardian era forse il più chiaramente problematico dal punto di vista legale. Basato su una interpretazione segreta della Sezione 215 del PATRIOT Act, autorizzava la raccolta di massa dei metadati di tutte le telefonate americane:
- Numero chiamante
- Numero chiamato
- Data e ora
- Durata
- Localizzazione delle celle telefoniche
L’NSA sosteneva che i “metadati” non fossero “contenuto” e quindi non richiedessero mandati individuali. I critici — inclusi giuristi e giudici — risposero che questa distinzione era legalmente e sostanzialmente vuota.
I metadati rivelano moltissimo. Chiamate ripetute a un’oncologia. Una chiamata a un avvocato penalista alle 2 di notte. Chiamate a una clinica per aborti. Chiamate a una linea di supporto per dipendenze. Il pattern delle comunicazioni di una persona nel tempo disegna un ritratto della sua vita privata non meno dettagliato del contenuto delle singole telefonate.
MUSCULAR: spiare Google dall’interno
Forse la rivelazione più tecnicamente sconcertante fu MUSCULAR — un programma che non sfruttava autorizzazioni legali ma infiltrava direttamente le reti private interne di Google e Yahoo.
Le connessioni tra i datacenter di Google nel mondo — quelle che sincronizzano Gmail, Google Drive, i dati di Google Maps tra i server di Mountain View, Dublino, Singapore e decine di altri location — non erano cifrate. Non erano cifrate perché nessuno, dentro Google, aveva immaginato che qualcuno le intercettasse. Erano connessioni private, fisicamente nella rete di Google.
La NSA e il GCHQ britannico avevano trovato modi per accedere a queste connessioni e raccogliere dati — a insaputa di Google, senza mandati, senza notifica alle aziende.
Quando Google lo scoprì, la reazione interna fu di autentica indignazione. Gli ingegneri di Google cifrano quelle connessioni in pochi mesi. Era una delle contromisure più rapide e concrete che scaturirono direttamente dalle rivelazioni di Snowden.
XKeyscore: cercare tutto su chiunque
XKeyscore era il sistema di query che permetteva agli analisti dell’NSA di cercare attraverso la massa di dati raccolti. Secondo la documentazione interna mostrata da Snowden, un analista NSA poteva inserire un indirizzo email o un numero di telefono e ottenere “quasi tutto quello che un essere umano fa su internet.”
La documentazione includeva slide di training per gli analisti NSA che spiegavano come usare XKeyscore per trovare “persone che usano Tor” o “persone che usano strumenti di privacy”.
Il fatto che usare Tor — un sistema di anonimizzazione usato da giornalisti, dissidenti e persone che semplicemente vogliono privacy — fosse sufficiente per finire nel mirino dell’NSA era, per molti, la rivelazione più perturbante di tutte.
Sorveglianza di leader stranieri alleati
Una categoria di rivelazioni aveva implicazioni diplomatiche immediate: l’NSA sorvegliava sistematicamente i leader di paesi alleati.
Il caso più clamoroso fu quello della cancelliera tedesca Angela Merkel, il cui telefono personale era intercettato dall’NSA almeno dal 2002 — per oltre un decennio. Merkel chiamò Obama personalmente. La conversazione fu gelida. “Tra amici non ci si spia” disse Merkel in una dichiarazione pubblica.
Francia, Brasile, Messico — decine di paesi scoprirono dalle rivelazioni di Snowden che le loro comunicazioni diplomatiche e i loro leader erano nel mirino dell’intelligence americana. Le reazioni diplomatiche avvelenarono le relazioni degli USA con alleati chiave per anni.
La fuga e l’esilio a Mosca
Snowden era a Hong Kong quando le prime rivelazioni furono pubblicate. Sapeva che aveva poco tempo prima che gli USA facessero richiesta formale di estradizione. Hong Kong aveva un trattato di estradizione con gli USA, ma il sistema legale locale richiedeva un processo — qualche settimana di margine.
Il piano era raggiungere l’Ecuador, dove WikiLeaks aveva connessioni e dove Assange aveva già ottenuto asilo. Il percorso più sicuro passava per la Russia.
Il 23 giugno 2013, Snowden lasciò Hong Kong su un volo per Mosca. Poche ore dopo il suo decollo, il governo americano revocò il suo passaporto. Snowden atterrò a Mosca senza documenti validi per continuare il viaggio.
Rimase bloccato nella zona internazionale dell’aeroporto di Sheremetyevo per 40 giorni — tecnicamente non in Russia, non in grado di raggiungere nessun altro paese. I paesi che aveva considerato come potenziali rifugi (Ecuador, Bolivia, Venezuela, Nicaragua) uno per uno ritirarono o non formalizzarono le offerte di asilo, sotto pressione diplomatica americana.
Il 1 agosto 2013, la Russia concesse a Snowden un asilo temporaneo di un anno, poi rinnovato più volte. Snowden vive a Mosca da allora — non per scelta ideologica, come sottolineò ripetutamente, ma perché era la sua unica opzione rimasta.
L’impatto: il mondo dopo Snowden
Le rivelazioni di Snowden hanno avuto conseguenze concrete e misurabili in tre aree.
L’impatto tecnologico
La crittografia diventa mainstream. Prima del 2013, HTTPS era usato prevalentemente per siti bancari e e-commerce. Dopo le rivelazioni NSA, l’industria tech avviò una transizione verso HTTPS universale. Google iniziò a penalizzare nei risultati di ricerca i siti senza HTTPS nel 2014. Let’s Encrypt — una Certificate Authority gratuita — fu lanciata nel 2015 e rese la crittografia TLS accessibile a qualsiasi sito.
La cifratura end-to-end diventa standard per la messaggistica. Prima del 2013, WhatsApp non aveva cifratura end-to-end. iMessage la aveva introdotta nel 2011 ma non la pubblicizzava come feature di privacy. Signal esisteva ma era di nicchia. Dopo Snowden, la pressione pubblica e di mercato sulla cifratura end-to-end divenne irresistibile. WhatsApp adottò il protocollo Signal nel 2016 — proteggendo le comunicazioni di un miliardo di persone.
Google e Yahoo cifrano le connessioni interne. Direttamente in risposta alla rivelazione di MUSCULAR, le connessioni tra i datacenter delle due aziende furono cifrate nel giro di mesi. Era una contromisura tecnica specifica a una specifica rivelazione.
L’adozione di Tor accelera. Paradossalmente, la rivelazione che l’NSA cercava di identificare gli utenti Tor non scoraggiò l’uso di Tor — lo incentivò. Il numero di utenti Tor aumentò significativamente nei mesi dopo le rivelazioni.
L’impatto legale e politico
USA FREEDOM Act (2015). Il Congresso americano approvò questo atto di riforma che limitava alcune delle pratiche di sorveglianza di massa rivelate da Snowden. In particolare, terminò la raccolta di massa dei metadati telefonici da parte dell’NSA — i dati dovevano ora essere tenuti dalle compagnie telefoniche e accessibili dall’NSA solo con ordini individuali.
Era una riforma parziale — molti programmi di sorveglianza non furono toccati — ma era la prima volta dal PATRIOT Act del 2001 che il Congresso limitava formalmente i poteri di sorveglianza dell’NSA.
Il tribunale FISA riconosce violazioni. Documenti classificati declassificati successivamente mostrarono che il tribunale FISA — il tribunale segreto che supervisiona i programmi di sorveglianza — aveva già trovato in diverse occasioni che programmi dell’NSA violavano il Quarto Emendamento. Non lo aveva mai detto pubblicamente. Le rivelazioni di Snowden portarono queste decisioni all’attenzione del Congresso e del pubblico.
Sentenze internazionali. Nell’aprile 2021, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo trovò che il programma di sorveglianza di massa britannico rivelato dai documenti Snowden violava la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo — incluso il diritto alla privacy e la protezione delle fonti giornalistiche.
L’impatto culturale
La trasformazione più difficile da misurare ma forse più duratura è culturale.
Prima del 2013, la risposta standard a qualsiasi preoccupazione sulla sorveglianza digitale era: “Non ho nulla da nascondere.” Era considerata una risposta sufficiente e razionale. Dopo Snowden, questa risposta è diventata molto più difficile da sostenere senza qualificazioni.
Il termine “metadata” è diventato di uso comune. L’idea che il governo potesse raccogliere informazioni dettagliate sulla vita privata delle persone senza intercettarne le comunicazioni — solo tracciando con chi parlano, quando, da dove — è diventata comprensibile per un pubblico generale che prima non aveva strumenti concettuali per pensarci.
“End-to-end encryption” è diventato un termine che i non-tecnici conoscono e chiedono. La privacy digitale — che prima del 2013 era un interesse di nicchia di tecnici e libertari digitali — è diventata una preoccupazione mainstream.
Il dibattito: eroe o traditore?
Raramente nella storia recente una singola persona ha generato giudizi così polarizzati e così appassionati.
La posizione critica
Ha violato un giuramento. Snowden aveva firmato accordi di non divulgazione. Era una condizione del suo lavoro, liberamente accettata. Violare quei patti ha conseguenze per il funzionamento dell’intelligence — se i contractor possono decidere autonomamente quali segreti rivelare, l’intelligence diventa impossibile.
Ha usato i canali sbagliati. Anche ammettendo che i canali interni fossero difficili, non li aveva esauriti. Non aveva contattato i membri del Congresso con accesso ai programmi classificati. Non aveva contattato l’Ispettore Generale dell’NSA. Aveva saltato direttamente alla stampa straniera.
Ha dannogiato operazioni di intelligence. La valutazione dell’impatto operativo delle rivelazioni di Snowden rimane classificata, ma funzionari dell’intelligence americano hanno affermato che avversari stranieri hanno cambiato le proprie comunicazioni in risposta alle rivelazioni, rendendo più difficile la raccolta di intelligence legittima su minacce reali.
Ha scelto Mosca. Anche se per motivi di necessità pratica, il fatto che Snowden viva in Russia — e che il governo russo lo abbia naturalizzato nel 2022 — crea un’associazione che i suoi critici trovano impossibile da ignorare.
La posizione a favore
I canali interni non funzionavano. I precedenti di Drake e Binney dimostravano che chi segnalava internamente veniva perseguito, non i comportamenti che segnalava. Il sistema di oversight interno era rotto.
La sorveglianza di massa era illegale. Giudici federali americani, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, e poi il Congresso stesso — attraverso l’USA FREEDOM Act — hanno riconosciuto che almeno alcuni dei programmi rivelati da Snowden erano illegali o incostituzionali. Come si valuta la legalità di rivelare pratiche illegali?
Il pubblico aveva diritto di sapere. I programmi di sorveglianza di massa colpivano direttamente i diritti costituzionali di decine di milioni di cittadini americani. Quei cittadini non sapevano — non potevano sapere, perché i programmi erano classificati — di essere sorvegliati. Il principio democratico che i governati consentano informati alle politiche del governo era violato.
L’impatto concreto è stato positivo. Le riforme legali, l’adozione di cifratura end-to-end, la maggiore consapevolezza pubblica della sorveglianza digitale — questi cambiamenti concreti e misurabili hanno migliorato la privacy di centinaia di milioni di persone.
Snowden oggi
Snowden vive a Mosca con sua moglie Lindsay Mills — una danzatrice americana che si trasferì in Russia per stare con lui. Nel settembre 2022, il governo russo gli ha concesso la cittadinanza russa, che gli permette di evitare l’espulsione indipendentemente dai cambiamenti politici.
Ha scritto un libro di memorie — “Permanent Record” (2019) — che descrive la propria storia e la propria visione della sorveglianza digitale. È un bestseller internazionale.
Continua a essere tecnicamente ricercato dal governo americano sotto l’Espionage Act. Non ci sono indicazioni che il DOJ abbia ritirato le accuse.
Il presidente Obama gli negò la grazia. Trump disse che “meritava la pena di morte” per tradimento. Biden non ha preso posizione pubblica sulla questione.
La lezione per la sicurezza informatica
Per chi lavora nel settore della sicurezza, la vicenda Snowden offre lezioni su più livelli.
La OPSEC delle fonti non è solo tecnica. La sicurezza tecnica di Snowden era sostanzialmente buona — usò canali cifrati, minimizzò l’esposizione, pianificò la fuga. Ma la protezione di una fonte dipende anche da quanto quella fonte è disposta a mantenere il silenzio nel tempo, a non fare errori umani, a resistere alla pressione psicologica. Nessuna tecnologia protegge da queste variabili.
Gli insider threat sono la categoria più difficile. Snowden aveva autorizzazione legittima ad accedere a moltissimo materiale. Il suo accesso non era anomalo abbastanza da scattare alert. La rilevazione degli insider threat — dipendenti autorizzati che usano i propri accessi per scopi non autorizzati — è uno dei problemi più difficili della sicurezza informatica, proprio perché il comportamento anomalo è difficile da distinguere dal comportamento normale.
La cifratura è una risposta parziale. Le rivelazioni di Snowden hanno accelerato l’adozione di cifratura in tutto l’ecosistema digitale. Ma la cifratura protegge il contenuto delle comunicazioni — non i metadati. E come dimostrano i programmi NSA, i metadati da soli possono essere straordinariamente rivelatori.
Conclusione
Edward Snowden ha cambiato il mondo in modi che sono misurabili e permanenti. La cifratura end-to-end che usi ogni giorno su WhatsApp, iMessage, Signal è in parte il risultato diretto di quello che ha fatto. L’USA FREEDOM Act è il risultato diretto di quello che ha fatto. La consapevolezza pubblica globale della sorveglianza digitale è il risultato diretto di quello che ha fatto.
Questi cambiamenti sono reali indipendentemente da come giudichi le sue motivazioni, i suoi metodi, o le sue scelte successive.
La domanda che la sua storia lascia aperta — e che ogni professionista della sicurezza informatica dovrebbe saper affrontare — è questa: quando le informazioni riservate che gestisci documentano comportamenti illegali o violazioni dei diritti fondamentali, qual è la tua responsabilità? Verso il datore di lavoro, verso il pubblico, verso la legge, verso la tua coscienza?
Non c’è una risposta semplice. Snowden ne ha data una. Puoi non essere d’accordo con quella risposta. Ma dovresti avere la tua.