L’Italia si classifica sesta al mondo per numero di attacchi ransomware nel 2025. Non è una distinzione di cui essere fieri. Il dato arriva dallo Y-Report 2026 di Yarix (Var Group) e certifica 162 attacchi nell’anno — praticamente il doppio rispetto al 2024.
La classifica globale
| Posizione | Paese | Attacchi |
|---|---|---|
| 1° | USA | 3.399 |
| 2° | UK | 361 |
| 3° | Germania | 333 |
| 4° | Canada | 259 |
| 5° | Francia | 180 |
| 6° | Italia | 162 |
| 7° | Spagna | 154 |
Terzi in Europa — un dato critico rapportato alle dimensioni della nostra economia.
I settori più colpiti in Italia
- Manifatturiero — 27 aziende colpite, settore più bersagliato
- Tecnologia — 16 attacchi, spesso come vettore per attacchi supply chain
- Sanità — 7 casi, impatti operativi gravi
Oltre un terzo degli attacchi è attribuibile a tre gruppi: Sarcoma, Qilin e Akira, tutti operanti con modello RaaS (Ransomware-as-a-Service).
Perché il modello RaaS è difficile da contrastare
Il Ransomware-as-a-Service ha democratizzato il cybercrime: non serve più essere un developer per lanciare attacchi sofisticati. Si acquista l’accesso alla piattaforma, si individua la vittima, si esegue il payload preconfezionato. L’affiliato trattiene il 70-80% del riscatto.
Conseguenza diretta: il numero di attori capaci di condurre un attacco ransomware è esploso. L’expertise tecnica non è più il filtro.
Risposta pratica per le PMI
- Backup offline testato — la misura più efficace in assoluto
- MFA su tutti gli accessi remoti (VPN, RDP)
- Patch management regolare, specialmente per sistemi edge
- Segmentazione di rete per isolare i sistemi critici
- Piano di risposta agli incidenti scritto e testato — non improvvisato durante l’attacco