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Storia · 21 June 2026

Operation Aurora 2009: quando la Cina hackerò Google e cambiò la cybersecurity

Il 12 gennaio 2010 Google pubblicò un post sul proprio blog che scosse il mondo tecnologico: l’azienda aveva subito un attacco informatico sofisticato proveniente dalla Cina, mirato ai suoi sistemi e alla posta elettronica di attivisti per i diritti umani. Era Operation Aurora, e avrebbe ridefinito il concetto di cyberwar.

Il contesto geopolitico

Alla fine del 2009, i rapporti tra Google e il governo cinese erano già tesi. Il motore di ricerca censurava i risultati su google.cn in conformità con le leggi cinesi, ma stava valutando se continuare. Dietro le quinte, i servizi di intelligence cinesi stavano già agendo.

Come funzionò l’attacco

Gli analisti di McAfee (che denominarono l’operazione “Aurora”) e successivamente Mandiant ricostruirono la catena d’attacco:

1. Spear phishing mirato
I dipendenti Google ricevevano messaggi personalizzati — email, messaggi su IRC — con link a siti web malevoli. Il messaggio era calibrato sulla persona: conosceva il nome del destinatario, i suoi interessi, i suoi colleghi.

2. Zero-day in Internet Explorer (CVE-2010-0249)
I link portavano a pagine che sfruttavano una vulnerabilità zero-day nel motore JavaScript di Internet Explorer 6. Visitare la pagina con IE era sufficiente per compromettere il sistema, senza nessun’altra interazione dell’utente. Questo tipo di attacco viene chiamato drive-by download.

3. Movimento laterale e esfiltrazione
Una volta dentro la rete, gli attaccanti si mossero lateralmente verso i repository di codice sorgente di Google e, soprattutto, verso un sistema che gestiva i mandati legali emessi dal governo USA alle aziende tech per intercettazioni legali. Era esattamente quello che un’intelligence straniera voleva sapere.

Chi erano le vittime

Google non era sola. Mandiant identificò oltre 30 aziende colpite: Adobe, Juniper Networks, Rackspace, Yahoo, Symantec, Northrop Grumman, Morgan Stanley. Il pattern era identico: zero-day IE + spear phishing + accesso ai sistemi di IP e ricerca e sviluppo.

L’attribuzione

Il governo USA attribuì formalmente l’attacco all’APT1 — Advanced Persistent Threat Group 1 — successivamente identificato come l’Unità 61398 dell’Esercito Popolare di Liberazione cinese, con sede a Shanghai. Il rapport Mandiant del 2013 documentò anni di attività di questo gruppo con prove fotografiche, includendo le finestre degli uffici da cui operavano.

La Cina negò qualsiasi coinvolgimento.

Le conseguenze

Per Google: in risposta all’attacco e alla richiesta cinese di continuare la censura, Google spostò google.cn a Hong Kong, di fatto uscendo dal mercato cinese. Una decisione senza precedenti per un’azienda da miliardi di dollari.

Per il settore: Operation Aurora segnò la nascita dell’era degli APT nel dibattito pubblico. Prima, le cyberminacce erano viste come criminalità organizzata o script kiddie. Dopo Aurora, era chiaro che gli stati-nazione conducevano operazioni di cyberespionaggio sistematiche contro il settore privato.

Per Microsoft: la divulgazione della vulnerabilità di Internet Explorer portò a una patch d’emergenza. Il governo tedesco e quello francese consigliarono pubblicamente ai cittadini di non usare IE finché non fosse stata rilasciata.

Per la diplomazia: fu il primo caso in cui un’azienda privata accusò pubblicamente un governo straniero di averla attaccata. Aprì un decennio di tensioni diplomatiche sul tema del cyberspionaggio statale.

L’eredità

Operation Aurora è il punto di origine di molti sviluppi che oggi diamo per scontati:

  • Il termine APT è entrato nel vocabolario della sicurezza informatica
  • Il concetto di threat intelligence e di attribuzione degli attacchi agli stati
  • Il movimento Bring Your Own Device e la sicurezza degli endpoint aziendali
  • Il primo utilizzo mainstream della term “cyberwar” nelle discussioni politiche