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News · 15 March 2026

Trump Cyber Strategy Offensive Privati

La nuova strategia cyber Trump: aziende private nelle operazioni offensive contro ransomware

Il fatto

Il 13 marzo 2026, l’amministrazione Trump ha pubblicato la propria strategia nazionale di cybersecurity — un documento che segna una rottura significativa con gli approcci precedenti e introduce un concetto controverso: le aziende private potrebbero essere autorizzate a partecipare attivamente a operazioni offensive contro gruppi ransomware e attori statali avversari.

La strategia prevede “un partenariato rafforzato tra il governo federale e le aziende private” che include potenzialmente la partecipazione del settore privato a operazioni cyber offensive — un territorio finora riservato esclusivamente a NSA, Cyber Command e altri enti militari e di intelligence.


Cosa cambia rispetto alle strategie precedenti

Le strategie cyber delle amministrazioni precedenti si concentravano su:

  • Difesa delle infrastrutture critiche
  • Information sharing tra settore pubblico e privato
  • Deterrenza attraverso l’attribuzione pubblica degli attacchi
  • Cooperazione internazionale

La strategia Trump introduce un elemento nuovo: l’idea che le aziende private possano diventare attori attivi nelle operazioni cyber offensive, non solo vittime o difensori.


I rischi del “hacking back”

Il concetto di permettere al settore privato di condurre operazioni offensive — spesso chiamato “hack back” — è dibattuto nella comunità di sicurezza da anni. I rischi sono significativi:

Escalation non controllata: un’azienda privata che attacca l’infrastruttura di un gruppo ransomware potrebbe colpire inavvertitamente sistemi di terze parti, ospedali, o infrastrutture critiche di paesi terzi. La geopolitica del cyberspazio è intricata — un server “dei criminali” potrebbe essere condiviso con servizi legittimi.

Attribuzione difficile: colpire i colpevoli sbagliati è un rischio reale. Le operazioni cyber usano proxy, VPN, e infrastrutture compromesse di terze parti. Identificare con certezza il bersaglio corretto richiede capacità di intelligence che poche aziende private hanno.

Ritorsioni contro le vittime: un’azienda privata che attacca un gruppo ransomware o un attore statale mette un bersaglio sulla propria schiena. La ritorsione potrebbe essere distruttiva — come l’attacco a Stryker.

Proliferazione delle capacità offensive: autorizzare le aziende private a sviluppare e usare strumenti di attacco aumenta la quantità di cyber-armi in circolazione e aumenta il rischio che queste vengano rubate o riutilizzate.


La comunità di sicurezza reagisce

Le reazioni nella comunità di cybersecurity sono state miste ma prevalentemente critiche sul punto delle operazioni offensive private:

Favorevoli: alcuni esperti sostengono che la deterrenza puramente difensiva non funziona, e che l’unico modo per ridurre gli attacchi ransomware è rendere costoso fare il ransomware. Se i gruppi criminali sanno che potrebbero essere attaccati direttamente, il calcolo costi-benefici cambia.

Contrari: molti esperti citano i rischi di escalation incontrollata e sottolineano che il governo americano ha già strumenti legali e tecnici sufficienti per condurre operazioni offensive — come dimostrato dalla disarticolazione di Hive, LockBit, e BlackCat negli ultimi anni.


Il contesto: aumento degli attacchi ransomware nel 2025-2026

La strategia arriva in un contesto di escalation reale. Il 2025 ha visto circa 12.000 vittime documentate di ransomware — quasi il doppio rispetto al 2022. I gruppi principali nel 2026 sono:

Gruppo Vittime 2025 stimate Note
Qilin 2.100+ Più attivo
LockBit 5.0 1.800+ Resuscitato dopo takedown
Akira 1.400+ Focus sanità e infrastrutture
CL0P 1.200+ Specializzato in MOVEit-like
RansomHub 900+ Nuovo ma rapida crescita

Con questi numeri, la frustrazione di chi difende le reti è comprensibile. La domanda è se l’offensiva privata sia la risposta giusta o se crei più problemi di quanti ne risolva.


Il punto fermo: cooperazione con il settore privato funziona

Quello che ha dimostrato di funzionare negli anni recenti è la cooperazione strutturata tra FBI, CISA, Europol e aziende private — non le operazioni autonome del settore privato. L’operazione che ha smantellato LockBit nel 2024, quella contro Hive nel 2023, il takedown di ALPHV/BlackCat — tutte operazioni coordinate dove le capacità tecniche delle aziende private di threat intelligence erano al servizio di un’azione legale orchestrata dai governi.


Conclusione

La strategia cyber dell’amministrazione Trump apre un dibattito legittimo sulla necessità di posture più aggressive nella risposta al ransomware. Ma il confine tra deterrenza offensiva coordinata e “hacking back” privato è sottile e pericoloso. Il rischio maggiore non è che le aziende private attacchino i criminali — è che lo facciano senza la coordinazione, l’intelligence e il quadro legale necessari per evitare danni collaterali e escalation incontrollate.